051 056 7968
info@guerra-studiolegale.com

La ricevuta postale di ritorno non prova il contenuto della busta

La ricevuta postale di ritorno non prova il contenuto della busta

Il principio

Secondo la Cassazione, la raccomandata spedita dall’Agente della Riscossione per notificare la cartella fa fede esclusivamente delle circostanze ivi attestate, tra le quali non figura la certificazione circa l’integrità dell’atto che è contenuto nel plico e nemmeno circa la corrispondenza tra l’originale dell’atto e la copia notificata.

Il fatto

L’ordinanza n. 18252 del 30.7.2013 ha affrontato la problematica di un contribuente che aveva impugnato due cartelle di pagamento sull’assunto che il plico raccomandato in busta chiusa con il quale erano state notificate conteneva soltanto il bollettino di versamento e non anche il corpo delle cartelle, con conseguente minorazione del diritto di difesa. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato la decisione di primo grado favorevole al contribuente, motivando che non era condivisibile la tesi del Concessionario secondo il quale la semplice relata di notifica comprova la interezza del documento sicché -in difetto di querela di falso – non poteva essere contestata la corrispondenza della copia notificata all’originale; rilevava, inoltre, che, essendo stata la omessa produzione in giudizio da parte del Concessionario medesimo della relata di notificazione, doveva concludersi nel senso che la parte onerata non aveva fornito la dimostrazione del proprio assunto.

Il decisum

Nel proporre ricorso in Cassazione l’Agente della Riscossione ha evidenziato che nessuna relata di notifica era onerato di compilare, essendo sufficiente l’avviso di ricevimento a certificare non solo la consegna del plico ma anche l’integrità del suo contenuto; inoltre, la mancata querela di falso in ordine alla relata di notificazione impedirebbe all’eccezione di incompletezza del contenuto di inficiare la validità della notifica.

Il Giudice di Legittimità ha stabilito che attraverso la notifica con invio diretto della raccomandata postale da parte dell’Agente della Riscossione, quest’ultima (alla stregua di qualunque atto pubblico) fa fede esclusivamente delle circostanze che ivi sono attestate, tra le quali non figura certamente la certificazione circa l’integrità dell’atto che è contenuto nel plico e men che meno la certificazione della corrispondenza tra l’originale dell’atto e la copia notificata. Talché, mancando tale fede sul contenuto della busta, sarebbe stato comunque onere mittente il plico raccomandato (cioè, l’Agente della Riscossione) fornire la dimostrazione del suo esatto contenuto. In mancanza di tale dimostrazione, non può trovare accoglimento il contrario assunto dell’Agente della Riscossione.

Ad avviso della Cassazione il principio di diritto applicabile alla fattispecie si rinviene nella giurisprudenza della medesima Corte (sent. n. 24031 del 10/11/2006), applicabile al genere delle fattispecie omologhe a quella qui in esame: “ln caso di comunicazione spedita in busta raccomandata e non in plico, ove il destinatario contesti il contenuto della busta medesima, è onere del mittente provarlo (principio applicato in fattispecie in cui il datore di lavoro aveva provato la ricezione della busta raccomandata recante l’invito a riprendere servizio presso sede diversa e la destinataria ne aveva contestato il contenuto. La S.C. ha cassato la decisione della corte territoriale che, non informandosi al principio enunciato, aveva trascurato di enunciare le ragioni per le quali aveva ritenuto pacifico che l’invito a riprendere servizio presso diversa sede fosse pervenuto alla lavoratrice)”.